Il gelato italiano conquista l’estero: dall’artigianalità al nuovo Made in Italy globale

Il gelato italiano non è soltanto uno dei simboli più riconoscibili del Made in Italy: sta diventando sempre più un prodotto internazionale, capace di trovare spazio nei mercati europei e, con particolare dinamismo, anche fuori dall’Europa.

Non è necessario essere esperti del settore per cogliere , viaggiando all’estero, quanto “Gelato italiano” sia una delle nostre bandiere del Made in Italy nel mondo.

I dati disponibili raccontano infatti un comparto che continua a crescere nonostante l’aumento dei costi, la pressione sulla redditività delle gelaterie e un mercato interno ormai maturo. La vera opportunità, per molte imprese italiane, sembra essere sempre più quella di portare all’estero non solo il prodotto, ma il modello italiano della gelateria.

Un mercato mondiale da 16,5 miliardi di euro

Secondo i dati diffusi da SIGEP World, il mercato mondiale del gelato artigianale ha raggiunto nel 2025 un valore stimato di 16,5 miliardi di euro, con una crescita dell’8,5% sull’anno precedente.

Ma il dato più interessante riguarda la geografia della crescita: i mercati al di fuori dell’Unione Europea hanno registrato un incremento del 10%, mentre in Europa il mercato del gelato artigianale di tradizione italiana ha raggiunto circa 11,7 miliardi di euro, crescendo del 7%.

Anche il numero dei punti vendita conferma l’espansione internazionale del fenomeno. In Europa sono oltre 66.000 i punti vendita – tra gelaterie, bar, pasticcerie e ristoranti – che propongono gelato artigianale di tradizione italiana. Fuori dall’Europa i punti vendita superano invece i 45.000, con una crescita dell’8%.

È un segnale importante: il gelato italiano non viene più percepito esclusivamente come un prodotto da consumare durante una vacanza in Italia.

Sta diventando una categoria gastronomica internazionale.

L’Italia aumenta la produzione e rafforza la vocazione all’export

Anche i dati Eurostat più recenti fotografano un settore italiano particolarmente dinamico.

Nel 2025 l’Italia ha prodotto 549 milioni di litri di gelato, con una crescita del 10% rispetto al 2024. Nello stesso anno l’Unione Europea ha prodotto complessivamente 3,44 miliardi di litri, +1,9% sul 2024.

L’Italia non è il primo produttore europeo per volume – davanti si trova la Germania con 608 milioni di litri – ma è il Paese che, tra i principali produttori, ha registrato la crescita più significativa.

Ancora più interessante è il dato relativo alle esportazioni verso i Paesi extra UE.

Nel 2025 l’Italia ha esportato 55,2 milioni di chilogrammi di gelato, pari al 19% dell’export extra-UE dell’intera Unione Europea. Davanti all’Italia si è collocata la Francia con 59,1 milioni di chilogrammi, mentre Belgio, Germania e Paesi Bassi seguono a distanza.

Il confronto con il 2024 è particolarmente significativo: l’export italiano extra-UE era stato di 42,6 milioni di chilogrammi.

Il dato quantitativo, quindi, racconta una trasformazione: la capacità italiana di produrre gelato sta crescendo insieme alla capacità di portarlo sui mercati internazionali.

Perché il gelato italiano funziona all’estero?

La risposta non riguarda soltanto il gusto.

Il successo internazionale del gelato italiano nasce dall’incontro di diversi elementi: qualità percepita, artigianalità, varietà dei gusti, capacità di innovazione e soprattutto una forte componente esperienziale.

Quando un consumatore entra in una gelateria italiana all’estero, spesso non sta semplicemente acquistando un alimento. Sta acquistando una piccola esperienza associata all’Italia.

Pistacchio, nocciola, tiramisù, stracciatella, gianduia, limone, frutta fresca: il prodotto diventa anche un racconto del territorio e della cultura gastronomica italiana.

Ed è proprio questo uno dei punti di forza che le imprese italiane possono trasformare in strategia commerciale.

Non esportare semplicemente gelato, ma esportare l’esperienza italiana del gelato.

Dall’Europa all’Australia: la nuova geografia del gelato

L’Europa continua a rappresentare un mercato fondamentale. I dati di settore indicano in particolare Regno Unito e Spagna tra i mercati europei più dinamici per il gelato artigianale di tradizione italiana.

Ma è fuori dall’Europa che si intravedono alcune delle opportunità più interessanti.

Australia, Stati Uniti, Medio Oriente e diversi mercati asiatici rappresentano territori nei quali il gelato italiano può inserirsi in una domanda crescente di prodotti premium, artigianali e caratterizzati da una forte identità.

L’Australia, in particolare, dimostra come il modello possa essere adattato con successo a una cultura gastronomica completamente diversa da quella italiana.

Il caso di Gelato Messina, realtà nata in Australia e fortemente legata alla tradizione italiana, è emblematico di come il concetto di gelateria italiana possa diventare un vero e proprio brand internazionale.

Non soltanto gelato: cresce tutta la filiera italiana

C’è poi un aspetto spesso sottovalutato.

Quando si parla di export del gelato italiano non bisogna considerare soltanto il prodotto finito.

Intorno al gelato esiste una filiera composta da ingredienti, semilavorati, macchinari, vetrine, attrezzature, tecnologie, formazione e know-how.

Nel 2025 l’industria italiana degli ingredienti e dei semilavorati per gelateria ha raggiunto un valore di circa 1,18 miliardi di euro, con una crescita dell’8% e una quota di export pari al 67%. Anche il comparto di macchine, vetrine e attrezzature ha registrato una crescita, arrivando a circa 697 milioni di euro.

Questo significa che il successo internazionale del gelato può generare valore anche per molte PMI italiane che non vendono direttamente una coppetta di gelato, ma forniscono ciò che serve per produrla.

La sfida per le PMI italiane

Qui si apre una riflessione importante per il sistema imprenditoriale italiano.

L’internazionalizzazione del gelato non dovrebbe essere vista esclusivamente come un’opportunità per le grandi aziende.

Anche una piccola gelateria, un produttore di ingredienti, un laboratorio artigianale o un’impresa che realizza macchinari può individuare un proprio spazio internazionale.

La sfida è però cambiare prospettiva.

Per entrare stabilmente in un mercato estero non basta avere un buon prodotto. Servono brand identity, comunicazione, distribuzione, partner locali, conoscenza del mercato, formazione e capacità di raccontare il valore del prodotto.

In altre parole, il prodotto deve essere accompagnato da un progetto.

Ed è probabilmente proprio questo il passaggio che può trasformare il crescente interesse internazionale per il gelato italiano in una vera opportunità industriale.

SIGEP World: il punto d’incontro dell’industria internazionale

In questo scenario assume particolare rilevanza SIGEP World, la manifestazione internazionale dedicata a gelato, pasticceria, cioccolato, panificazione, pizza e caffè.

La 48ª edizione è prevista alla Fiera di Rimini dal 23 al 27 gennaio 2027. L’edizione 2026 aveva coinvolto 1.300 brand, 138.000 metri quadrati di superficie, 30 padiglioni e operatori provenienti da 160 Paesi. Per il 2027 l’obiettivo dichiarato è portare i top buyer internazionali da 502 a circa 1.000.

Non è soltanto una fiera.

È una fotografia di come il Made in Italy stia cercando di trasformare la propria reputazione internazionale in relazioni commerciali, distribuzione e nuovi mercati.

Il gelato come ambasciatore del Made in Italy

La vera partita, quindi, non sembra essere soltanto quella di vendere più gelato.

È quella di capire quanto valore l’Italia può costruire intorno a un prodotto che, più di molti altri, porta con sé un’immagine immediatamente riconoscibile.

Il gelato italiano ha già conquistato milioni di consumatori nel mondo.

Ora la sfida per le imprese italiane è trasformare questa popolarità in export strutturato, marchi internazionali, filiere organizzate e nuove opportunità per le PMI.

Perché dietro una coppetta di gelato possono esserci molto più di tre gusti.

Ci sono agricoltura, tecnologia, design, formazione, turismo, comunicazione e soprattutto Made in Italy.

E il mercato internazionale sembra avere ancora molta voglia di assaggiarlo.